SOS raccontami una storia

SOS raccontami una storia!

Immaginanti cittadini!

Questa è una nazione fondata sulla poesia!

So che siete lì che scoppiate di poesia e creatività che non sapete più dove infilare! Qualcuno di voi nel servire il pranzo sistema i fusilli in modo da formare l’immagine di un cigno in procinto di spiccare il volo. Altri quando chiamano il tecnico del telefono spiegano il problema in versi, tipo: “Ho il telefono isolato, forse la bolletta ho dimenticato?”. Alcuni ancora mentre sono in fila alla posta approfittano per reinterpretare il Decamerone in italiano moderno.
Alcuni di voi invece hanno avuto una giornata terribilmente noio-faticosa e la poesia l’hanno dimenticata sul bancone di marmo gelido alla prima risposta sgarbata del barista mentre facevano colazione. Ed ora avrebbero bisogno di sogno e fiaba, una storia, una barzelletta… basterebbe anche una rima baciata, tipo sole cuore, ed invece il telegiornale non ne vuole proprio sapere di venirvi in contro…
Ecco che noi prontamente ci offriamo a prendere due piccioni con una fava! Nasce oggi il SOS raccontami una storia! Potete finalmente pubblicare le vostre storie in modo che svolgano la funzione per la quale sono nate: essere lette, sognate ed immaginate! Non rimarrete più imbaccalati quando vostro figlio vi chiederà fiducioso: “Mi racconti una storia?”. Quando lo staccherete dal computer avrete qualcosa da raccontargli.
Scrivete la vostra storia a info(chiocciola)repubblicadialcatraz.com e noi le pubblicheremo appena le avremo impaginate!
Noi apprezzeremo la vostra arte e vi applaudiremo abbondantemente una volta per tutte!

Solenni abbracci

Il Presidente della Libera Repubblica di Alcatraz

Sos raccontami una storia! Patrizia Cantatore

 

Di seguito il generoso testo della cittadina Patrizia!

"Reviviscenza de contessa Matilda: de la stirpe de l’Attoni, regina d’Itaja." - Se tornasse...

In spirto tornata pe’ scorno e turbamento de l’anima sua, doppo che lo tanfo itajano giunto a le sue nari, risveja lo rischio de tornà a li tempi de le scomuniche papali e le persecuzioni imperiali
E che succede mai in dentro a sto paese de baluchi?
Me ne so ita mill’anni addietro e dècco le cose nun cangiano?
Passai le mejora anni de la joventute a cavalcà pe terre co’ lo scudo de la croce forgiato in su lo petto.
Me so’ tenuta virgine a cospetto de l’omini e de la chiesa, guerresca e indomita devanti a li nimici de Cristo.
E tutto sto sacrificio? Beneficio nun mostra d’essè servito a quelque ragione.
Li tempi nostri fussero chiamati Medioevo. Taluni l’hanno millantato Alto, altri mistificato ne le pagine de l’istoria de cuista penisola bella, dipignennolo: rustico, barbaro e infame.
Pur’io che fui contessa e d’Itaja regina pe’ nomina ‘mperiale e riconoscimento curiale, mai vidi tanto scempio e tanto lasso ne le membra de la chiesa e de l’impero.
Svejata de lo lungo sonno, sturbata de le grida d’ogni parte, qua sto: stronata de lo piedistallo, l’ossa atterrite pe lo biasimo.
Financo intro a la cappilla de Petro certuni presbiti favellano rompennome lo capo co’ le strida: “Isso, isso que j’èra cussi franco e curajoso cavajero de la sacra cruce…. pure isso sanza verecundia, la culpa j’è de certune diabolesse satanasse, lo stregorno et Ermes tramutorno ne lo nimico Baal ! Li guai a carriole….e nuje c’a lui fidammo lo governo de la barca pe’ raggione nostra… Preci non bastorno quale remedio…. Ahi le sgrazie que passorno…. Ahi como dolè lo dazio immuoto”
Caduno dimanda a qui l’ingiuria, lo scorno, a qui pellare li misfatti?
Pronto uno responne: “Illo… illo Silvanus, illo descessu de la terraglia de scrofa da lo pelo mediolanum….”
Si cuaduno financo truverà lo curajo de dimandare l’ispecie de l’opre sue, pe’ scorno liquideranno: “Tiranno e immorale! Trapassò la misura de lo costume! Credette di menar pe la culatta!”
Io domandaria: “Quale culatta? A qui face l’affrunto lo brigante? Presto li nomi!”
Decco lo scorno, pareno nomi de lo Bestiario…. Sorcinelli, Battilana, Nigro, Mora et nommi funesti de l’ultralpe…
Pe lo demonio! Cuesti presbiti repetono la jaculatoria su le disgrazzie de Santa Romana ecclesia ciascuno juorno….
Paremi sentì l’antiche lagne de l’abate che sturbava mei sante preci e bestemmianno contro lo cussuprino sanza fede, me capacitava d’esse l’unta de Cristo…l’ancella, lo spirto in carne de la sposa celeste….lo capo me dòle comme a lo tiempo d’Enrico….Ahi, si nun avessi inteso, si avissi pinzato a lo erede de la casa Attone…
Meschina me…si avissi parturito lo fijo che me puteva liberà de lo monaco, de lo cussuprino mperature e de lo Papa alliato!
Stolta fui, ancella e cavaliera. Dispensavio pietatis e justitia, fignenno de nun canuscere quali e quanti concupini e fructi adulterini affollorno dentro e fora conventi e sacristie.
Fecimi “gatta di Masino”… finii “imago de virtù viva sprezzata” e dimani “…lodata estinta”.
Lo generoso abate tutto fece par inducere l’anima mia scraziata all’asservimento de lo piano grannioso de la Curia: Reforma!
Nulla fu reformato, nulla s’è cangiato…. presto j’era, p’addivenire a lo monno illo Francisco ch’a putato la pianta lassando, ahimè, mala radice.
Femmina paurusa e superstitiosa ero, e ne’ la minte lo fine parea grandioso: esse ricurdata pe’ la nobilanza e la nubilanza a la causa de Cristo e de lo feudo d’Itaja.
Lo vero è che schiava fui de lo “papa”,  de lo “re” e de la credenza, a lo tiempo che le femmine j’erano schiave sì, ma d’un sol omo: lo pater o lo marido.
Pare però che de li tempi de lo smacco ne lo castello mio, papi e marioli nen cagneno mosse e strategie....
Lunes fajo lo patto co’ l’imperatore, martes negozio cu lo Guiscardo d’Aragona, miercoles rumpo lo patto de lunes, jovis appello l’Angioino.
Financo  tirà a dominica chi vajo pescanno?
Le parune de lo castello de Canossa, quillo feudo de l’Attoni vòto de poco de lo signure.
Viduva e orfani, frali e divoti.  Eccuista viduva, primma stàggio de lo cugnato, poi in isposa a lo tiranno; l’atra a guisa a lo storpio promessa.
L’imberbe éredo, a la fine corrutto, lassa lo campo estinto, abbandonato.
Misero.. su l’altari le ancelle de l’infamia accordata, precettano l’anima sua.
Nomerose le grazie concesse a li conventi: seguita la fija doppo la mater.
Cieca fidùcia de l’umane virtù….
Potere e pecunia!
Ori e onori! Potere de lo soldo e de lo core.
Brama de dominio su le cervella sciancate de lo popolo ch’a da esse affamato pe’ sta pecoroni nell’attesa de l’assoluzione…in bona salute pe’ la quietanza de le gabelle.
Dipoi tant’anni, fussi convinta: a lo re nun disputar ricchizza opulenta o lo patibulo saria la ricompensa.
Pe lo papa e li clerici, puvertà è letizia. Qualis premium gaudioso, onne potessiro spacciar indurjenze e…
Conzolasse l’anima d’esse a lo monno pe lo gaudio de lo popolo et unicus mizzo d’avantaggio pe’ la transizione e l’assoluzione. 
Povro lo munno! E vui? Vui nun v’arisparmiate!
Pure la casta de cotali “jurnalisti” contennono a li frati lo scettro de scellerati e de seminaturi de zinzania.
A nui basteveno papi e imperaturi pe tribolà e a vui nen basteno.
Eccuisti parono cummercianti de scomuniche, vinnuti a quisto e a cuello…. presso più a la ver-gògna 
medievale che a la justizia popolare. Tanto più ce pensaria pure lo papa, dipoi, a menar lo colpo fatale. 
Cussì come à lo tiempo d’Arrigo e oltre a onne seculo. 
Lo novo parune lo tireranno dintro a la scomunica?
Scisma od revoluzione? Se preparia la nova discregazione?
Tacère ultra nen posso… scenno de cuisto piedistallo l’Itaja genitrice appella.
Justo lo tiempo de vidère si posse cangiar confusione in concordia.
 
Testo creato da Patrizia Cantatore (2012)

 

 

Sos Raccontami una storia: Scirocco

di Gabriele Ferrando
 

Sessantuno gradi, quel giorno si registrarono sessantuno gradi. Chi lo registrò pensò di aver sbagliato qualcosa nei calcoli, e provò e riprovò per milleduecentosettantasei volte ed il risultato era sempre lo stesso: sessantuno gradi.

A dire il vero alla prova numero quattrocentotrentatre lo strumento registrò sessanta virgola sei gradi e tutta la popolazione scoppiò in un grido di gioia tanto che tutti i gabbiani nelle circostanze morirono di crepacuore.

 

I gabbiani, come si sa, svolazzano nell’aria ed il loro svolazzare provoca aria fredda e la somma di tutte le piccole arie fredde che ogni singolo gabbiano produce da il risultato di far abbassare quasi di un grado la temperatura e quindi con la morte di tutti i gabbiani nelle circostanze la temperatura tornò a sessantuno gradi.

Sos Raccontami una storia: Il mito di Al-Qatraz

di Osnof

Quando ancora le montagne non erano, quando tutto era distesa acqua e sabbia, una bianca aquila volò sopra la spuma, sul frangersi delle onde del mare, lungo la riva.

La bianca aquila era maestosa e le sue ali sembravano ricoprire l'orizzonte del mare, e al loro muoversi le onde si alzavano come sospinte dal vento di tempesta, correndo rapidamente lungo la superficie dell'oceano.

Le bianche piume riflettevano la luce delle stelle.

Sos Raccontami una storia: Maestrale

di Gabriele Ferrando

 

A guardarlo bene gli si potrebbero dare ventiquattro anni, invece Maestrale ha compiuto cinque anni quattro giorni fa.

Ha il viso da uomo vissuto ed il corpo di chi ha scaricato migliaia e milioni di botti dalle navi.

 

Maestrale non ha mai conosciuto i genitori.

 

La madre lo partorì in riva al mare e fu talmente grande lo sforzo per farlo uscire che Maestrale schizzò fuori dalla madre ed il vento lo rapì facendolo volare per miglia e migliaia di chilometri e decine di piedi, fino ad arrivare come una meteora sulle sponde dell’isola.

Sos Raccontami una storia: Solamnia ama la lentezza

di Osnof

 

da leggere lentamente...

Solamnia non è pigra; non è una che non fa nulla, o di quelle che ciondolano dal divano alla poltrona senza una meta (cosa legittima per altri, ma a lei impossibile); e nemmeno è lenta nel capire. Le cose non le fa al rallentatore, ma lenta... naturalmente lenta. È un po' come per la lumaca; non si muove a rallentatore ma naturalmente lenta.

Sos Raccontami una storia: Mirco ama il buio

di Osnof

 

Mirko del buio
Mirko ama il buio.
Non riesce proprio a comprendere coloro che lo temono, non che li disprezzi, solo non li capisce, tanto è naturale e normale in lui questo amore.
Era stato difficile da spiegare anche ai suoi genitori, quando era piccolo, che per affetto (credendo che dicesse di amare il buio solo per nascondere una paura che lui non aveva), ogni notte gli lasciavano una luce magari piccola o poco lontana, sempre accesa, e allora a Mirko veniva l'irrefrenabile voglia di alzarsi e spegnerla; cosa che puntualmente faceva!
Che Mirko ami il buio non significava che odi la luce. Lui lo spiega così: «se ti piacciono tanto i gelati non significa che non mangi gli altri dolci».
Ecco! il giorno, la luce, per Mirko sono gli altri dolci.
La notte, il buoi, è il gelato (che come avete capito a Mirko piace moltissimo)

Sos Raccontami una storia: VOLTI

di OSNOF l'Anomalo.

 

In camera mia, mentre sistemavo il comò (che no ho mai comprato, né mi è stato regalato, né è stato rubato e tanto meno ereditato, tanto più che non ce l'ho), ho trovato nascosto in un pertugio segreto una pergamena con accanto un piccolo libretto.

Ho provato a farla vedere a qualche dotto intellettuale, che l'ha subito classificata come uno scherzo di carnevale.

I caratteri sembravano in una lingua antica fra il norreno antico e il cuneiforme sumita del tardo periodo medio basso, o tuttalpiù alto o più lasso.

Dopo attendi studi e analisi sofisticate, ho con precisione individuato del caffè le miscele usate, per antichizzare quel foglio stampato; ed ho stabilito con estrema accuratezza essere un documento senza certezza. Esso è certo scritto, ma lo dico assai cautamente, nella lingua antica e perduta dell'atlantidea gente. Avevo tra le mani, ma solo nella mia mente, ritrovato un documento in atlantideo presente. La traduzione dei glifi e dei segni che in esso erano riportati non è stata facile e m'è costata molti strani latrati. La nostra lingua (ma non meno il palato) hanno perduto la maggior parte dei suoni sul foglio indicato, ed arduo render i concetti, le alliterazioni, le rime e le assonanze come son presenti nel testo descritto e diviso in stanze. Ora ve lo riporto in una prima versione e mi scuso subito della strana traduzione.